Foibe, il Giorno del Ricordo alla Camera dei Deputati: la memoria come dovere civile

Nell’Aula di Montecitorio, oggi, la Camera dei Deputati ha ospitato la cerimonia ufficiale per il Giorno del Ricordo, dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata. Una commemorazione solenne, carica di significato storico e istituzionale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto ancora una volta testimoniare l’importanza di una memoria condivisa e consapevole.

Il 10 febbraio non è una data qualsiasi nel calendario civile italiano. È il giorno in cui lo Stato si assume la responsabilità di ricordare una tragedia a lungo rimossa o relegata ai margini del discorso pubblico: le uccisioni nelle foibe e la fuga forzata di centinaia di migliaia di italiani da Istria, Fiume e Dalmazia nel secondo dopoguerra. Una ferita profonda, che ha segnato famiglie, comunità e territori, e che per decenni è rimasta priva di un riconoscimento pieno.

La cerimonia si è svolta alla Camera dei Deputati in un clima di raccoglimento e rispetto. L’apertura con l’inno nazionale ha dato il tono a una mattinata che ha alternato interventi istituzionali, momenti musicali e testimonianze, restituendo centralità alle vittime e alle loro storie, prima ancora che alle letture politiche. Non un esercizio retorico, ma un richiamo esplicito alla complessità della storia e alla necessità di affrontarla senza semplificazioni.

Nel suo intervento, il Presidente della Repubblica ha ribadito come il ricordo non possa essere selettivo né strumentale. La memoria delle foibe – ha sottolineato – non è un atto di contrapposizione, ma un passaggio essenziale per comprendere fino in fondo le conseguenze estreme dell’odio ideologico, del nazionalismo esasperato e della violenza politica. Solo riconoscendo il dolore patito da quelle popolazioni è possibile costruire una memoria nazionale autentica, capace di includere anche le pagine più scomode.

Accanto al Capo dello Stato, hanno preso la parola i presidenti delle due Camere e altri rappresentanti delle istituzioni, richiamando il valore del Giorno del Ricordo come fondamento della coscienza civile repubblicana. Più volte è stato ribadito come il Parlamento non celebri una memoria “di parte”, ma riconosca una tragedia storica che ha colpito cittadini italiani, spesso colpevoli solo della loro identità.

Particolarmente significativo il riferimento alle nuove generazioni. Nel corso della cerimonia sono stati citati i progetti scolastici e le iniziative educative dedicate al Giorno del Ricordo, con l’obiettivo di trasmettere conoscenza e senso critico. Perché la memoria, se non viene raccontata e contestualizzata, rischia di trasformarsi in una data vuota o, peggio, in uno strumento di propaganda.

La presenza di Sergio Mattarella ha conferito alla commemorazione un peso ulteriore. Non solo per il ruolo istituzionale che ricopre, ma per la continuità con cui, negli anni, ha richiamato il Paese a un rapporto maturo con la propria storia. Il suo messaggio è apparso chiaro: ricordare le foibe significa difendere i valori della Repubblica, non metterli in discussione.

La cerimonia di oggi alla Camera dei Deputati si è chiusa senza toni trionfalistici, ma con un invito alla responsabilità. Ricordare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata non è un atto formale, ma un impegno civile che riguarda tutti. È il riconoscimento di un dolore reale e il rifiuto di ogni rimozione. Solo così la memoria può diventare, davvero, uno strumento di comprensione e non di divisione.